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STOP AI MOTORI A DIESEL E BENZINA DAL 2035: OBIETTIVO REALISTICO?

Se ne parlava da tanto tempo ma ora lo stop alla vendita delle auto a benzina e diesel ha una data ufficiale: entro il 2035 non si potranno più vendere auto nuove alimentate a benzina o diesel: è questa la decisione presa dal Consiglio dei ministri UE dell’Ambiente in materia di motori a combustione. La misura green riguarda solo le vetture nuove e non quelle di seconda mano. Questo significa che concessionarie e privati potranno continuare a commercializzare macchine alimentate a diesel e benzina con la speranza da parte delle istituzioni europee, sottintesa, di vedere estinguersi auto di questo tipo nel minore tempo possibile; inoltre, secondo l’accordo raggiunto, entro lo stesso termine dovranno uscire dal mercato anche tutte le auto con qualsiasi emissione di CO2 allo scarico, incluse quindi anche le vetture nuove ibride e le nuove ibride plug-in. Di fatto quindi, fra 14 anni nei concessionari si potrebbero trovare auto elettriche (la maggioranza) e a idrogeno (in maniera limitata). La messa al bando delle nuove immatricolazioni per le auto con motori a combustione non significa però assolutamente che sarà vietata anche la circolazione.

Quello, almeno in questa fase, rimarrà un tema da gestire all’interno degli Stati, e vedremo come si muoverà l’Italia, perché se da un lato le istituzioni sembrano abbracciare la decisione, dall’altro lato le associazioni dei produttori e le associazioni della filiera dell’auto sono estremamente prudenti, ritenendo che sia più ragionevole mantenersi su posizioni più morbide non ritenendo il futuro della mobilità solo ed esclusivamente elettrico. Le ragioni delle associazioni (condivise anche da diversi esponenti politici) sono molteplici, e in parte condivise anche da altri paesi (Germania ad esempio), perché la partita non è solo sul piano ambientale ma ha anche risvolti geopolitici: è vero che occorre intervenire drasticamente sulla riduzione dei cambiamenti climatici ma puntare solo sull’elettrico significherebbe affidare un intero settore a una tecnologia detenuta in gran parte dalla Cina, con risvolti occupazionali e produttivi per le nostre aziende assolutamente negativi. Si stima infatti che la manodopera impiegata per l’auto elettrica è circa un terzo o il 40% in meno rispetto al motore endotermico, perciò andrebbe trovato un equilibrio più ampio in quello che viene definito il triangolo della sostenibilità ambientale-economica-sociale e non solamente ambientale. In conclusione, se da un lato tutti gli attori del sistema (italiano e europeo) concordano su politiche drastiche di riduzione delle emissioni in linea con il piano europeo “Fit for 55” il dibattito è più che mai aperto sul come raggiungerlo, mentre pare abbastanza irrealistico (ad oggi) che questo possa essere fatto puntando esclusivamente sull’elettrico.