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MEDICI E INFERMIERI IN FUGA DAGLI OSPEDALI

La crisi del modello veneto nel nostro territorio.

DIMENSIONI DEL PROBLEMA.
Non si arresta, in Italia, la fuga anticipata dei medici dagli ospedali pubblici e non si riesce a rimpiazzarli se non solo in parte. Nel solo 2019, dai dati del conto annuale del Tesoro 3.123 medici ospedalieri, il 2,9%, ha dato le dimissioni prima della scadenza naturale per la pensione. In Veneto nello stesso periodo il numero di dimissioni anticipate è stato doppio, il 5,9%. Nel biennio 2020-21 secondo i Sindacati medici le dimissioni in Italia sono state 8.000 prima della pensione e 4000 per pensione anticipata con quota 100. Altrettanto grave è la mancanza di 63.00 infermieri in Italia, di cui circa 4.500 nel Veneto. Anche nella nostra ULSS “Serenissima” ci sono molte dimissioni, alcune con quota 100, e molte per dimissione verso il lavoro nel privato o come medici di medicina generale, ortopedici, qualche ginecologo, psichiatra, o come hanno fatto recentemente tre chirurghi di Mestre, con esperienza decennale: un chirurgo vascolare, un toracico e un cardiochirurgo. Non è un problema dovuto alla Pandemia, che lo ha solo reso più evidente, e che anzi, grazie ai finanziamenti straordinari, ha consentito, in questi mesi, di tamponare qualche buco a caro prezzo, con le prestazioni delle cooperative.

QUALI LE CAUSE?
TURNI MASSACRANTI per 1/3 del personale addirittura oltre le 48 ore settimanali, a causa del personale ridotto e la mancanza di specialisti. STIPENDI INADEGUATI alle responsabilità e allo stress, molto inferiori alla media europea e inferiori persino alla Romania. NESSUNA POSSIBILITA’ DI CARRIERA; in Italia in dieci anni sono stati chiusi 5.657 reparti ospedalieri soppresse quasi 12.000 Unità operative semplici. VERTICISMO DIRIGENZIALE che cala direttive dall’alto, escludendo i medici dalle decisioni organizzative. SMANTELLAMENTO DEGLI OSPEDALI SPOKE, che erano il perno del “modello sanitario veneto”, come Mirano e Dolo, per concentrare tutto il possibile negli ospedali Hub provinciali, come quello di Mestre, anche se di dimensioni ridotte. I medici, i giovani specialisti in particolare, non sono attratti da ospedali in progressivo demansionamento, come appunto Mirano e Dolo. Si pensi alle molte centinaia di interventi chirurgici rinviati, di problematica riprogrammazione.
I MEDICI IN ITALIA MANCANO SOLO NEL PUBBLICO. Il numero dei medici in Italia, in rapporto alla popolazione, è di 4/1000 abitanti, superiore alla media europea di 3,6/1000, con la Francia 2,3/1000, l’Inghilterra 2,9/1000 etc. LA CRISI ANCHE NEL NOSTRO TERRITORIO. Le attese in pronto soccorso, anche di molti giorni, prima di essere ricoverati, sono la spia delle difficoltà dell’O spedale che c’è alle spalle. La scarsità di posti letto per acuti è stata aggravata di molto dalla sciagurata chiusura della Lungodegenza di Noale che accoglieva i pazienti dopo il momento acuto, e che adesso invece restano a lungo ad occupare letti per acuti, rendendo difficili nuovi ricoveri. Il grande numero di “codici bianchi”, cioè pazienti che vanno in pronto soccorso per disturbi non gravi, sono segno della difficoltà di avere risposte dal proprio medico di Medicina generale. Spesso si finisce per colpevolizzare il personale sanitario e non la condizioni in cui è costretto ad operare e che gli fanno desiderare di andare via.

CHE FARE?
A livello nazionale si sta ridisegnando la programmazione di un numero adeguato di specialisti e di me dici di medicina generale ma i benefici si vedranno tra qualche anno. Per rendere nuovamente attrattivi da subito gli ospedali pubblici, occorre rimuovere ciò che disincentiva il lavoro in ospedale di medici e infermieri. Il compito maggiore spetta alla Regione, all’Azienda Zero e alle ULSS. Si auspica che le Amministrazioni comunali non facciano mancare il loro apporto di proposta nella programmazione e controllo della gestione dei servizi.