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CHIOGGIA TRA LE 52 METE DEL NEW YORK TIMES DA SCOPRIRE NEL 2022

Chioggia ti fa stare bene in amicizia, libertà e salute

In tempi di coronavirus, può sembrare fuori luogo parlarne, ma è un dato di fatto che gli italiani dalle Alpi a Pantelleria hanno ritrovato un orgoglio nazionale e un sentimento di italica appartenenza molto assopito negli ultimi anni, perchè diluitosi in un “Blob” indistinto di una globalizzazione appiattita su tutto; un hamburger di cose, idee, tradizioni, sentimenti, gusti, cibi, usi e costumi, resi uguali per tutti. In controtendenza rispetto a questo, ho sempre pensato che le innumerevoli differenze che denotano le nostre esistenze e ne definiscono le peculiarità, siano un enorme ricchezza e che in tal senso non vadano eliminate, ma valorizzate, perchè solo attraverso di esse può cogliersi il valore e l’importanza delle nostre radici. Per questo, a costo di ovvie accuse di partigianeria, ho sempre pensato a Chioggia ed al suo territorio come ad uno scrigno pieno di originalità morfologiche storiche, urbanistiche, biologiche, culturali, di tradizioni e gusti, difficilmente rintracciabili in altri territori, interni ed esterni alla nostra Penisola. Certo sarebbe stato diverso se fossi nato e vivessi in uno dei tanti anonimi paesini o centri urbani delle cinte periferiche di una delle grandi città del nostro Paese, dove la vita è scandita dagli orari del lavoro e dai programmi televisivi, con i rapporti sociali ridotti a zero o quasi e l’evasione dalla realtà di tutti i giorni rappresentata dagli acquisti settimanali nel grande Centro Commerciale, implementata mensilmente dalla gita fuori porta. Chioggia invece misura le proprie esistenze secondo le stagioni e le attività che si amano svolgere all’aperto, con particolare attenzione ai momenti di svago, riposo e di libertà dagli impegni di lavoro.

Qui i rapporti sociali sono indispensabili e quasi obbligatori essendo il territorio emerso, coperto da decine e decine di bar frequentati, di giorno e di notte dalla stragrande maggioranza della popolazione di ogni sesso, età e condizione. Una Città dove, da sempre, si ha la sensazione di respirare un’aria festaiola di libertà “anarcoide”, sospesa tra terra, mare, laguna e fiumi, dove il vivere giornaliero per chi vi abita trova il suo apice nell’incontrarsi in Centro Storico. Uno spazio di circa un chilometro delimitato per l’intero perimetro ad est e ad ovest, da palazzi storici, ivi compresi il Municipio e le Chiese, contorniate dai numerosi bar e da altre attività commerciali, dove il tempo scorre nel confronto, spesso urlato, dai tavolini in esposizione al sole per centinaia di metri; dal lento andare su e giù lungo il Corso e dal “magna e bevi” dei più, anche loro seduti sui medesimi tavolini. Certo è che se Arthur Miller fosse immigrato a Chioggia non avrebbe scritto il suo capolavoro, “Morte di un commesso viaggiatore”, stante che per superare la realtà di tutti i giorni, ammesso che lo si deva o voglia fare, qui non servono “buone illusioni”, ma il vivere sereno e godereccio delle varie “compagnie” che popolano questo variegato e confortante mondo, che a differenza di quello che succede nelle realtà urbane industrializzate, agognano alla pensione che finalmente apre ad un tipo di vita diverso, più rilassante e soddisfacente fatto: d’incontri giornalieri con gli amici per l’eno-gastro-aperitivo, di cicchetti di pesce, di prelibatezze di volta in volta portate a sorpresa da questo o da quello e di brindisi anche a chi, perchè no, arrivato il suo momento se ne diparte, ben consapevole, perchè è stata una sua volontà, che in sua assenza questo succederà e che rimarrà vivo finchè il suo ricordo non morirà con lui.

Non hanno nomi le varie “compagnie” che popolano i bar, non esistono club ne confraternite, ma ognuna possiede un’identità ed una o più peculiarità legate ai vari personaggi che le compongono, alle loro abilità e talenti, così avviene che a cura di questi si gustino, giorno dopo giorno, cibi di ogni tipo, dalla classica seppiolina ai ferri, alle canocchie sgusciate e condite; dai “risi e uova” di seppia, alle cozze fatte con il sugo segreto; dal carpaccio di tonno rosso, al patè di “baicolo” da gran Gourmet e potremmo, se solo ce ne fosse lo spazio, continuare per un intera pagina. Insomma Mirco, Ignazio, Mimì, Giulio, Zerlino, Roberto, Jeff, Gildo, Mario Z. Massimo, Mario V., Renzo e Paolo, sono un gruppo eterogeneo, per età, carattere e addirittura per residenza, perchè non tutti abitano a Chioggia, ma si ritrovano, ogni giorno al bar (Big Apple da Franco) per godere in armonia. Sebbene pensionati, non si annoiano, presi come sono dalla “frenesia” del vivere in un posto come Chioggia che non ti spingerà a diventare un capitano d’industria, ma ti fa stare bene in amicizia, libertà e salute. Non posso dimenticare una persona molto cara e che ho avuto la fortuna di conoscere e che purtroppo lo scorso anno ci ha lasciato Giorgio (Cana). Forse l'amicizia consiste non nell'essere inseparabili, ma nel potersi separare senza che nulla cambi.