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COMPLETARE L’OSPEDALE DI MIRANO CON UN FINANZIAMENTO STRAORDINARIO, DOPO L’EMERGENZA COVID 19.

Nello scorso mese di gennaio la Regione Veneto, con i fondi del CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica), ha finanziato 12 progetti “per opere di edilizia sanitaria di interesse regionale” per 330 milioni di euro. I finanziamenti più importanti hanno riguardato l’ospedale di Belluno (37,6 milioni), Conegliano (59 milioni), il SS Giovanni e Paolo di Venezia (58 milioni), Dolo (40,5 milioni) Rovigo (34,5 milioni), Cittadella (35 milioni), San Bortolo di Vicenza (17,8 milioni), Legnago (28,5 milioni).

Per quanto riguarda l’Ospedale di Mirano, sin dal 2016 era stata avviata la procedura per la sua riorganizzazione funzionale e strutturale, con uno studio di fattibilità ch era stato poi approvato dalla CRITE (Commissione Regionale Interventi Tecnologici ed Edilizia). Il 5 dicembre 2019 il Direttore Generale Dal Ben ha inviato la relazione tecnica aggiornata alla Regione per il finanziamento. Con la Delibera di Giunta n 85 del 27/01/2020,i lavori per l’adeguamento antisismico e antiincendio di Mirano sono stati inseriti tra quelli di fase 2 (tra 5-10 anni), mentre manca ancora il finanziamento per il completamento strutturale.

Alla luce di quanto emerso con l’epidemia da coronavirus, sono stati preannunciati finanziamenti straordinari per le sistemazioni edilizie e tecnologiche delle strutture sanitarie. Occorre quindi il massimo impegno di tutti perché vi rientri anche l’Ospedale di Mirano in quanto tutti abbiamo compreso che la città metropolitana ha bisogno della massima efficienza e del pieno utilizzo di tutte le strutture ospedaliere esistenti nel territorio aziendale. Dopo avere finanziato la definitiva sistemazione degli Ospedali di Venezia e Dolo, quella di Mirano è altrettanto importante anche per il supporto che può dare all’Ospedale di Mestre e di Dolo quando sono in difficoltà.

Per Mirano è stato previsto un edificio dedicato esclusivamente alle attività ambulatoriali, attualmente ospitate all’interno dei reparti, in stanze che erano per la degenza, con una promiscuità che, in corso di epidemie, può rappresentare un problema. C’è poi una nuova struttura materno-infantile accorpata a chirurgie e rianimazione, al posto dell’attuale sede provvisoria in un vecchio edificio di proprietà del “Mariutto”. È stata anche prevista una struttura per l’Accoglienza, un nuovo portale d’ingresso e il nuovo obitorio.

Tutti gli immobili di proprietà dell’IPAB “Mariutto” andrebbero liberati progressivamente e verrebbero avviati progetti partecipati di riqualificazione edilizia ed urbana di questa pregevole area, come già previsto nel PAT (Piano di Assetto Territoriale) in via di definitiva approvazione. Tra le ipotesi anche gruppi appartamenti in cohousing collegati al Centro Servizi dell’IPAB. Liberare gli spazi attualmente occupati da ambulatori consentirebbe di recuperare posti letto da utilizzare durante i lavori per gli adeguamenti normativi dei diversi moduli del primo monoblocco De Carlo, senza dovere chiudere o trasferire in altri ospedali servizi e reparti. Si potrebbe anche migliorare la dotazione di posti letto per acuti, attualmente molto carente nella ex ULSS 13 con appena 1,8 posti letto per 1000 abitanti.

Gabriele Petrolito